Il futuro della stampa (e del giornalismo)

Immaginare un futuro per il giornalismo affinché possa sopravvivere e prosperare, invece di dissolversi in un mare di trivialità e sparire.

E inutile piangere su quello che non funziona, sul crollo delle vendita in edicola o degli abbonamenti. Chiediamoci invece cosa funziona oggi? Si può parlare solo del momento, perché la situazione cambia rapidamente, condizionata dall’ultima app che sfonda e che mette sottosopra il paesaggio mediatico.

I social networks funzionano, le app funzionano – ed é quasi tutto lì. Distribuire il proprio contenuto online, sui social networks é essenziale per esistere, ma come si fa per ottenere soldi, dal momento che tutto é disponibile gratis in rete?

Dalla mia esperienza personale (che conta per quel che é, impossibile generalizzare), la risposta é nella qualità del contenuto e nella sua presentazione e distribuzione – tutti quest elementi devono funzionare insieme.

Per esempio, io leggo molti titoli sui social networks (Facebook e Google+). Se il soggetto m’interessa, clicco per leggere parte o tutto l’articolo – sarà l’1% o forse meno, però il totale va dai 20 ai 40 articoli al giorno. Cosa mi convincerebbe a pagare per questo contenuto? La qualità della ricerca, l’accuratezza, la chiarezza della spiegazione, l’obiettività nella presentazione dei fatti, che saranno separati dalle opinioni. Ed anche la facilità colla quale posso ottenere l’accesso a questi contenuti a pagamento, dal momento che, di solito, si possono anche trovare gratuitamente in rete.

Casi concreti, presi tra i media a cui sono abbonato (o a cui ho accesso) in questo momento:

1. El País (http://elpais.com/) – ottimo contenuto, tutto disponibile online, gratis, a parte gli ottimi supplementi. Ho preso l’abbonamento perché mi dava accesso ai supplementi ed i testi, il tutto in un formato gradevole e facile da leggere sull’iPad mini. Costo: 60€ all’anno, vale la pena.

2. The Economist (http://www.economist.com/) credo che non abbia bisogno di presentazione – sono abbonato da più di dieci anni alla versione cartacea, ma adesso ho preso solo l’abbonamento online – non leggevo più la versione cartacea che arrivava per posta una settimana dopo la pubblicazione. Ottima app per l’iPad ma l’Economist ha un asso nella manica: la versione audio, disponibile al momento della pubblicazione online il giovedì sera. Dopo una giornata passata a leggere sul computer e iPad, é gradevole poter ascoltare tutto il contenuto, con gli occhi chiusi. Costo: sui 150€ all’anno – abbastanza caro ma vale la pena.

3. Gazeta Wyborcza (http://wyborcza.pl/) ottimo giornale, ma certi articoli sono a pagamento e ci sono i supplementi. Costo: 30€ all’anno. L’accesso attraverso l’app é in più, ma ne faccio a meno, visto che leggo solo qualche articolo al giorno.

4. Le Temps (Ginevra) (http://www.letemps.ch/) Era un ottimo giornale ma hanno licenziato tanti redattori che il contenuto si é impoverito e non vale più la pena. Gli dò un’occhiata attraverso l’abbonamento di un amico, perchè per me non lo farei. E anche il più caro: un 300€ all’anno solo per la versione online – eccessivo.

Come far scucire abbastanza soldi ai lettori, per poter permettere alla stampa di sopravvivere e prosperare nel futuro? Per me é l’insieme dei fattori: valore dei contenuti, tecnologia e presentazione. Ci saranno altre opinioni, ovviamente – l’importante é individuarle ed analizzarle per vedere cosa si può fare nella pratica.

Qualche anno fa leggevo anche molto il New York Times – poi cominciarono a pensare al modo di ottenere dei fondi, perché le entrata dalla pubblicità in rete non riuscivano a compensare la perdita degli incassi in edicola. Fecero un’inchiesta tra i lettori, chiedendo se sarei pronto a pagare per i loro contenuti, quanto e quali sarebbero le mie preferenze. Io dissi che sì, sarei disposto a pagare, ma non volevo abbonarmi ad un solo giornale: preferirei comprare l’accesso ad una selezione di giornali di qualità, citando El Paìs, Le Monde, The Guardian, Le Temps, Gazeta Wyborcza ed, all’epoca, Il Corriere della Sera. Ovviamente, per un giornale americano, letto da 99.99% di gente che parla solo americano, non era un’idea da prendere in considerazione ed ignorarono la mia opinione. Non ho preso l’abbonamento per il NYT, che ha quasi tante opzioni come il caffè di Starbucks (che non mi piace, sia detto).

Ma mi piacerebbe questo modello che, con un solo abbonamento, ad un prezzo corretto, dà accesso ad un gruppo di giornali selezionati per qualità ed affinità, a scelta del lettore, non dell’editore.

Conclusione, non fidiamoci degli esperti in marketing, prendono abbagli storici, ignorando i lettori e le loro opinioni, per concentrarsi sul bottom line. Ottimo esempio é l’industria cinematografica americana, controllata dal marketing e dai contabili, invece dei creatori di contenuti. Quindi film dopo film, tutti fatti collo stampo secondo la stessa formula per il gruppo demografico di 14-17 e che perfino i giovani non hanno voglia di vedere. Poi si lamentano che i DVD non si vendono e danno la colpa alla pirateria, che esiste, ma non é la causa, ma l’effetto di politiche di creazione e distribuzione sbagliate.

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